Il settore industriale chimico che domina i portafogli dei fondi azionari globali sta vivendo una trasformazione green. Così è cominciata la corsa ad etichettare tutto Bio: shampoo, detergenti, vernici, imballaggi e altri prodotti di consumo dichiarano di essere derivati da materie prime rinnovabili. Si tratta di una rivoluzione industriale che è partita dalla domanda dei consumatori sempre più attenti al proprio benessere e ai cambiamenti climatici. Le aziende del comparto chimico che fino a ieri avevano nel carbone e nei prodotti di origine fossile i loro ingredienti principali stano puntando su altre materie prime alternative e rinnovabili.
Secondo un recente rapporto di Morgan Stanley Research, il passaggio a prodotti più rispettosi dell’ambiente porta significative opportunità per gli investitori. In particolare, il report si concentra sui cosiddetti tensioattivi, ovvero le sostanze composte in parte da acqua e in parte da sostanze grasse che danno la forza pulente dei prodotti in diversi settori (prodotti per la casa, cosmesi, bagnoschiuma, shampoo e così via). I tensioattivi possono avere sia origine petrolchimica come derivati dalla raffinazione del petrolio, oppure vegetale derivando in modo particolare dall’olio d’oliva o dal cocco. Aggiungere un tensioattivo vegetale alla composizione dei prodotti li rende biodegradabili e a basso impatto per l’ambiente. Al momento, secondo i calcoli di Morgan Stanley, i tensioattivi vegetali pesano il 26% sul totale del mercato, ma potrebbero salire a quasi il 40% entro il 2030 per un valore di circa 16,5 miliardi di dollari.
Per l’industria chimica si tratta di una rivoluzione industriale che riporta al passato. I tensioattivi vegetali in gran arte derivati da zucchero e olio erano usati comunemente per produrre prodotti chimici tra il 1950 e il 1970, mentre i tensioattivi di origine petrolchimica sono diventati la norma dopo il 1970 fino a oggi. La varietà di materie prime vegetali che possono essere utilizzate come tensioattivi sono tante: olio di cocco, crusca di riso, patate, canna da zucchero per citare le più comuni. Il percorso dell’industria chimica verso il Bio è molto simile a quello che stanno compiendo le aziende per arrivare ala formula della bioplastica, anche se in questo ultimo caso la strada è ancora lunga perché è difficile trovare un’alternativa bio alla plastica che sia sostenibile economicamente per produzioni su larga scala.
IDEE DI INVESTIMENTO
A livello geografico, la corsa al Bio vede l’Europa in vantaggio rispetto ad Asia e Usa. In Europa sono già attive oltre 200 bioraffinerie e il recente lancio del Green Deal, la normativa europea sul clima che sancisce per legge l’obiettivo della neutralità climatica dell’UE entro il 2050, non può che accelerare questa trasformazione verde. Le aziende europee sono in una posizione favorevole per trarre vantaggio da questa tendenza, in particolare quelle con le maggiori capacità produttive su scala globale e quelle che hanno aperto la strada alla tecnologia necessaria per realizzare prodotto Bio. Oltre al settore chimico, la rivoluzione dei tensioattivi e la tendenza Bio avrà effetti positivi anche su agricoltura e industria alimentare, ma più in generale, secondo l’analisi di Pictet asset Management, la crescente urgenza dal punto di vista ambientale di accelerare anche la transizione energetica proprio i conseguenza del Green Deal, spingerà l’innovazione tecnologica dei settori utilities (eolico in particolare), trasporti, edilizia e manifatturiero.
Per puntare sulla rivoluzione industriale della chimica la scelta migliore è un fondo azionario specializzato che punta sull’ambiente e l’ecologia (Categoria Morningstar: Azionari Settore Ecologia)
La Top 5 dei fondi azionari che investono sul'ambiente
Prodotto | Rendimento 1y | Rendimento 3y |
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Vontobel Clean Technology Classe B | 32,29% | 9,82% |
Pictet – Global Environmental Opportunities - R EUR | 32,00% | 11,74% |
Nordea 1 – Global Climate and Environment Fund Classe BP Eur | 30,49% | 12,53% |
Mirova Europe Environmental Equity Fund classe R Dis | 30,26% | 11,80% |
BNP Paribas Funds Climate Impact I Capitalisation | 28,08% | 10,85% |
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