Se il 2017 è senza dubbio l’anno dei PIR, il 2018 potrebbe essere quello degli Eurobond. La proposta della nascita di un mercato e di prodotti che puntano sulle obbligazioni paneuropee è arrivata da Assogestioni in occasione dell’evento di apertura dell’ottava edizione del Salone del risparmio 2017. La proposta lanciata dal presidente dell’associazione dei gestori che operano sul mercato italiano, Tommaso Corcos, riprende un progetto che da novembre 2016 è in discussione a Bruxelles, dal momento che da molti economisti gli eurobond paneuropei sono visti come una possibile via di uscita alla manovra di Quantitative Easing di Mario Draghi per sostenere l’economia Ue.
Secondo lo scenario dipinto da Assogestioni le obbligazioni paneuropee dovrebbero essere degli European Safe Bond (ESB) emessi dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) o da un’agenzia europea costituita ad hoc, che dovrebbero avere come collaterali bond governativi emessi dai singoli Stati membri con un’emissione in due tranche: una senior e una junior. La ragione? In questo modo si spezzerebbe la catena che muove oggi il mercato obbligazionario con i gestori cercano la sicurezza in Germania e il rendimento in Italia, e si spezzerebbe la catena che vede così legati il Paese emittente e il proprio sistema bancario.
Il progetto della nascita di queste obbligazioni è già sul tavolo del presidente della Bce, Mario Draghi, e del Consiglio dell’Ue a Bruxelles. In pratica si tratta di bond collateralizzati da titoli di Stato che abbiano un marchio europeo. L’obettivo? Rafforzare la moneta unica e completare l’unione bancaria che è il vero anello debole della partita. La proposta della nascita di questo nuovo mercato dovrebbe essere messa nero su banco a maggio 2017 in un documento di riflessione della Commissione Ue sul futuro dell’euro. In questo caso il nome che viene dati alle obbligazioni è Sovereign backed securities (SBS), bond europei collateralizzati da obbligazioni emesse dai governi ed è un progetto che nasce addirittura nel 2011. Non sono dei veri e propri eurobond, ma svolgono nel loro complesso molte funzioni simili e potrebbero essere rivisti in questa chiave.
IDEE DI INVESTIMENTO
Come potrebbe cambiare il mercato obbligazionario europeo? Secondo l’analisi di Assogestioni i vantaggi di un titolo obbligazionario unico europeo sono evidenti. Ecco cosa potrebbe accadere:
- Le nuove obbligazioni paneuropee sarebbero uno strumento liquido, di dimensioni globali e con un grado di sicurezza assimilabile ai titoli del Tesoro americano.
- Le obbligazioni paneuropee sono uno strumento su cui le banche Ue possono investire evitando di concentrare i rischi nei bond sovrani del proprio Paese.
- Eviterebbero gli sbalzi di spread tra bond statali dell’Ue e la fuga di capitali da Paesi deboli verso quelli più forti. Insomma, conterrebbero, e di molto, la volatilità e il rischio anche grazie alla nascita di un titolo che sarebbe un vero benchmark obbligazionario europeo che andrebbe a sostituirsi al tedesco Bund.
E non è un caso che, al momento, siano proprio i tedeschi i più contrari alla nascita di un mercato paneuropeo delle obbligazioni.
Note
Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.
Nessun commento